Com’è noto l’articolato progetto, che è decollato nel giugno scorso, è promosso ed organizzato dal Gruppo 78 a cura di Maria Campitelli in collaborazione con Elisa Vladilo; è sostenuto dalla Regione, Corecom F. V. G. , Provincia e Comune di Trieste, dalle Assicurazioni GENERALI, e da sponsor privati. Si prefigge di esplorare l’arte che si rapporta al territorio, l’arte che, abbandonando il white cube asettico della galleria, si manifesta in spazi pubblici frequentati da tutti e non solo da un pubblico elitario, l’arte che coinvolge la gente rendendola parte attiva dell’atto creativo. Potremmo dire in sostanza una democratizzazione dell’arte.
E’ la volta di Giuliana Balbi e di Marisa Ulcigrai. Due personalità diversissime: la prima tutta intenta a tessere con liste ritagliate da fotografie, inventando di fatto un nuovo linguaggio : la fototessitura, la seconda osservando il mondo con un personale, diretto sguardo fotografico.
Giuliana Balbi si esprime per traslato; non delinea un concetto diretto di comunicazione, ma ne riproduce i mezzi con cui oggi più comunemente la si attua : i telefonini. Una massa aggrovigliata di cellulari occupa lo spazio, evidenziando, nella presenza reiterata, l’uso abnorme che la società contemporanea ne fa. Il titolo “ad vitam necessaria” ribadisce certo l’utilità di tali strumenti, ma, nel contempo, l’ammasso caotico mette in luce l’eccesso disordinato che distorce una fruizione equilibrata. Esibizione e monito nello stesso tempo dunque, ma nella splendente veste cromatica sapientemente calibrata tra azzurri e marron, diviene in ogni caso luogo di seduzione visiva, che conquista lo sguardo.
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