lunedì 15 ottobre 2007

“PUBLIC ART A TRIESTE E DINTORNI”

Nuova coppia di manifesti d’artista nel luogo ormai deputato a presentare immagini d’arte al posto di placcati pubblicitari: via Fabio Severo, angolo Foro Ulpiano. Subentrano due nuove creazioni nel percorso ideato da “PUBLIC ART A TRIESTE E DINTORNI”, continuando dunque nell’intento di promuovere l’arte in strada.L’appuntamento è per lunedì 15 ottobre, alle ore 18.
Com’è noto l’articolato progetto, che è decollato nel giugno scorso, è promosso ed organizzato dal Gruppo 78 a cura di Maria Campitelli in collaborazione con Elisa Vladilo; è sostenuto dalla Regione, Corecom F. V. G. , Provincia e Comune di Trieste, dalle Assicurazioni GENERALI, e da sponsor privati. Si prefigge di esplorare l’arte che si rapporta al territorio, l’arte che, abbandonando il white cube asettico della galleria, si manifesta in spazi pubblici frequentati da tutti e non solo da un pubblico elitario, l’arte che coinvolge la gente rendendola parte attiva dell’atto creativo. Potremmo dire in sostanza una democratizzazione dell’arte.


E’ la volta di Giuliana Balbi e di Marisa Ulcigrai. Due personalità diversissime: la prima tutta intenta a tessere con liste ritagliate da fotografie, inventando di fatto un nuovo linguaggio : la fototessitura, la seconda osservando il mondo con un personale, diretto sguardo fotografico.

Giuliana Balbi per quest’occasione ha ideato un progetto nuovo che, per la sua funzione di poster, di necessità si presenta come gigantografia. Il punto di partenza rimane il consueto lavoro d’intreccio di striscioline fotografiche, dilatate verso il basso, sostenute da ariosi fili di nylon che lo consolidano rivestendosi anche di significati altri, ma qui si compatta in immagine bidimensionale, risucchiando nella superficie le modalità operative altrimenti mobili e sciolte nello spazio E il tema prescelto si plasma sulla funzione abituale del manifesto stradale, quella di comunicare.




Giuliana Balbi si esprime per traslato; non delinea un concetto diretto di comunicazione, ma ne riproduce i mezzi con cui oggi più comunemente la si attua : i telefonini. Una massa aggrovigliata di cellulari occupa lo spazio, evidenziando, nella presenza reiterata, l’uso abnorme che la società contemporanea ne fa. Il titolo “ad vitam necessaria” ribadisce certo l’utilità di tali strumenti, ma, nel contempo, l’ammasso caotico mette in luce l’eccesso disordinato che distorce una fruizione equilibrata. Esibizione e monito nello stesso tempo dunque, ma nella splendente veste cromatica sapientemente calibrata tra azzurri e marron, diviene in ogni caso luogo di seduzione visiva, che conquista lo sguardo.

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